Sintesi
Gaja è forse il nome più famoso del vino italiano. Insediata a Barbaresco dal 1859, la famiglia – oggi alla quinta generazione – ha trasformato una piccola azienda delle Langhe in un marchio mondiale. La svolta è arrivata con Angelo Gaja, entrato in azienda nel 1961 e alla guida dal 1970: ha ridotto drasticamente le rese, è stato tra i primi in Piemonte a imbottigliare i singoli vigneti separatamente, ha portato in cantina barrique e controllo delle temperature e ha venduto il Barbaresco con sicurezza a prezzi fino ad allora riservati ai grandi Bordeaux e Borgogna. Oggi Gaja coltiva circa 100 ettari in Piemonte, più tre tenute tra Toscana e Sicilia. La firma prosegue con la generazione successiva, guidata da Gaia Gaja.
Storia
La storia comincia nel 1859, quando Giovanni Gaja fonda a Barbaresco un'azienda di circa due ettari. Già alla fine dell'Ottocento i vini Gaja venivano commercializzati oltre i confini della zona. Dagli anni Trenta la filosofia della qualità porta l'impronta di Clotilde Rey, nonna di Angelo, che insiste su selezione rigorosa e rese basse in un'epoca in cui nelle Langhe contava soprattutto la quantità.
La vera rottura arriva con Angelo Gaja (classe 1940). Entra in azienda nel 1961 e ne assume la guida intorno al 1970. Nei decenni successivi cambia quasi tutto: limiti severi alle rese, vendemmia accurata, tecnologia moderna in cantina, affinamento in barrique francese e, soprattutto, l'imbottigliamento separato dei singoli vigneti. Quando nel 1978 pianta le prime viti di Cabernet Sauvignon del Piemonte, il padre avrebbe commentato “darmagi” (“che peccato” in piemontese). È il nome che il vino porta ancora oggi.
Angelo Gaja è stato anche un ambasciatore straordinario: ha viaggiato senza sosta, ha spiegato il Nebbiolo in mercati che non lo conoscevano e ha contribuito in modo decisivo a far prendere sul serio il vino italiano accanto a Bordeaux e Borgogna. Oggi in azienda lavorano i figli Gaia, Rossana e Giovanni.
Territorio e terroir
La sede si trova nel cuore del paese di Barbaresco, alta sopra il Tanaro. I vigneti si distribuiscono nei comuni di Barbaresco e Treiso e, per i Barolo, tra Serralunga d'Alba e La Morra. I suoli delle Langhe sono in prevalenza marne calcaree: piccole differenze di composizione, altitudine ed esposizione spiegano perché qui il Nebbiolo cambi carattere da collina a collina.
Barbaresco è più vicino al fiume e leggermente più basso rispetto a Barolo: le uve maturano di norma un po' prima e i vini risultano spesso più fini e accessibili. Serralunga d'Alba dà invece Barolo particolarmente severi, tannici e longevi. Il termine piemontese Sorì indica un versante esposto a sud dove la neve si scioglie per prima: da qui i nomi dei due cru più celebri della casa.
Stile e filosofia
I vini Gaja sono pensati per precisione e longevità. Alla base ci sono rese basse, una selezione intransigente in vigna e un affinamento che bilancia con cura frutto, tannino e legno. Angelo Gaja è considerato un “modernista” per aver introdotto la barrique e macerazioni più brevi; in realtà lo stile si è evoluto nei decenni e oggi torna a fare largo uso delle botti grandi. L'obiettivo è rimasto lo stesso: un Nebbiolo con una firma di vigneto chiara, una trama tannica fine e decenni di potenziale di invecchiamento.
In vigna l'azienda dichiara di lavorare in modo sempre più sostenibile, con inerbimento, rinuncia agli erbicidi e attenzione ai suoli vivi: un tema portato avanti soprattutto dalla nuova generazione.
Cru e vini celebri
La gamma piemontese è chiaramente articolata:
- Barbaresco DOCG – il classico, da una selezione di parcelle a Barbaresco e Treiso; per molti il miglior biglietto da visita della casa
- Sorì San Lorenzo – il primo cru imbottigliato separatamente, potente e severo
- Sorì Tildìn – dedicato a Clotilde, nonna di Angelo; spesso il più profondo dei tre
- Costa Russi – il più accessibile e vellutato dei tre Barbaresco
- Sperss – Barolo di Serralunga d'Alba; il nome in piemontese significa “nostalgia”
- Conteisa – Barolo di La Morra, da parcelle nei pressi di Cerequio
- Darmagi – Cabernet Sauvignon dalla parcella piantata nel 1978 sotto Barbaresco
Dalla DOCG alla DOC – e ritorno
Dall'annata 1996 Angelo Gaja ha rinunciato deliberatamente alle menzioni Barbaresco e Barolo per i tre cru e per Sperss e Conteisa, imbottigliandoli come Langhe Nebbiolo DOC. Il motivo era una piccola quota di Barbera nel blend, che allora i disciplinari DOCG non permettevano. Con l'annata 2013 i vini – di nuovo da solo Nebbiolo – sono tornati alle denominazioni Barbaresco DOCG e Barolo DOCG. Per i collezionisti resta un dettaglio d'etichetta importante.
Fuori dal Piemonte la famiglia possiede Pieve Santa Restituta a Montalcino (Brunello di Montalcino, dai primi anni Novanta), Ca'Marcanda a Bolgheri (dal 1996, vitigni bordolesi, con vini come Camarcanda, Magari e Promis) e, dal 2017, Idda sull'Etna, progetto condiviso con il produttore siciliano Graci intorno a Nerello Mascalese e Carricante.
Riconoscimenti
Angelo Gaja ha ricevuto nel 1997 il Wine Spectator Distinguished Service Award e nel 1998 è stato nominato Man of the Year da Decanter: riconoscimenti che premiano meno una singola bottiglia che il suo ruolo per il prestigio complessivo del vino italiano. Da decenni i vini della casa ottengono i punteggi più alti dai grandi critici internazionali e figurano tra i vini italiani più ricercati dai collezionisti. Chi vuole capire come un tranquillo paese delle Langhe sia diventato un nome scambiato in tutto il mondo, deve passare da Gaja.
