Sintesi
La cantina Markus Schneider di Ellerstadt è una delle realtà più note e moderne del Palatinato. Ciò che Markus Schneider (classe 1975) ha avviato in piccolo in un fienile di paese nel 1994 è oggi una cantina di respiro internazionale con circa 90 ettari di vigneto e una produzione annua di circa 800.000 bottiglie. L'azienda è diventata celebre soprattutto per la cuvée rossa Black Print e per le sue etichette d'impatto e non convenzionali, che rompono deliberatamente con l'immagine classica del Palatinato. Lo stile è concentrato, fruttato e fortemente segnato da vitigni internazionali come Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah.
Storia
La famiglia Schneider è insediata a Ellerstadt da circa 300 anni, ma la reputazione attuale della cantina è opera di un solo uomo. Markus Schneider, nato nel 1975, ha imparato il mestiere anche presso la rinomata cantina del Palatinato Dr. Bürklin-Wolf e ha fatto il salto verso l'indipendenza nel 1994, con circa un ettaro di vigne e una cantina improvvisata in un fienile di paese.
Da questi inizi modesti l'azienda è cresciuta rapidamente. Schneider ha puntato presto sui vitigni internazionali, sulla tecnica di cantina moderna e su un marketing sicuro di sé che rompeva con le convenzioni del Palatinato tradizionale. In pochi anni il suo nome è diventato uno dei marchi più noti della scena vinicola tedesca, sostenuto da una clientela giovane e appassionata di vino e da una firma chiara e riconoscibile.
Territorio e terroir
Ellerstadt si trova nel distretto di Bad Dürkheim, nella parte settentrionale del Palatinato, non lontano dalla Strada Tedesca del Vino. Il clima è tra i più caldi e soleggiati della Germania, il che rende possibile coltivare vitigni internazionali a maturazione tardiva come Cabernet Sauvignon e Syrah, varietà che nelle regioni tedesche più fresche maturano a fatica.
I vigneti dell'azienda sono distribuiti tra diversi comuni della zona. Invece di mettere in primo piano singoli cru, Schneider lavora deliberatamente con l'ampio potenziale della regione e ne compone le sue cuvée. L'azienda si concepisce così meno come una classica cantina di cru e più come un produttore moderno che unisce terroir e vitigni in stili di vino propri.
Stile e filosofia
Lo stile di Markus Schneider è moderno, concentrato e fruttato. Per i rossi l'azienda ricorre a lunghe macerazioni e a un marcato affinamento in barrique, che conferiscono ai vini densità, struttura e una fine speziatura di legno. Il risultato sono rossi potenti, dal taglio internazionale, che si distinguono nettamente dallo stile più leggero e tradizionale del Palatinato.
Altrettanto determinante è la scelta decisa dei vitigni internazionali, da Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah fino a Sauvignon Blanc, Chardonnay e Viognier. A ciò si aggiunge un design d'etichetta inconfondibile e d'impatto che rende i vini riconoscibili già sullo scaffale. Questa combinazione di stile e presentazione ha fatto di Schneider un marchio a sé stante.
Vini di punta
A differenza delle classiche cantine di cru, Markus Schneider è coerentemente orientata al marchio e alle cuvée. Il fulcro non sono i singoli cru, ma vini propri con un alto valore di riconoscibilità:
- Black Print – la cuvée rossa più nota e il vino simbolo dell'azienda: densa, fruttata e affinata in barrique
- Ursprung – un'altra cuvée rossa di carattere della cantina
- Kaitui – un bianco incentrato sul Sauvignon Blanc dal profilo moderno
La gamma è completata da altri bianchi e rossi dell'ampio ventaglio di vitigni dell'azienda, da Weißburgunder e Grauburgunder fino a Blaufränkisch e Cabernet Franc.
Riconoscimenti
L'ascesa della giovane cantina è stata seguita fin da subito dalla stampa specializzata: nel 2003 "Der Feinschmecker" ha nominato Markus Schneider "Newcomer dell'anno". Gault Millau è seguito nel 2006 con il riconoscimento di "Scoperta dell'anno" e nel 2007 come "Rivelazione dell'anno". Questi riconoscimenti hanno sottolineato presto come Schneider fosse riuscito a costruire, partendo da un fienile di paese, uno dei marchi moderni di riferimento del panorama vinicolo tedesco.
